
I tumori delle ovaie sono relativamente frequenti, ma nella maggior parte dei casi non si tratta di tumori maligni, bensì di cisti o altre formazioni benigne. Soltanto un tumore su tre o quattro è di natura maligna.
INCIDENZAIn Europa il tumore dell’ovaio, rappresenta il 5 per
cento di tutti i tumori del sesso femminile. In Italia colpisce circa 4000 persone ogni anno.
È
più frequente nella popolazione caucasica, nei paesi dell'Europa nord
occidentale e negli USA, mentre è molto meno frequente nei paesi asiatici,
africani, sud americani.
SINTOMIII quadro clinico della malattia può variare notevolmente. Le fasi iniziali sono in genere prive di sintomi particolari oppure i sintomi sono atipici (sensazione di pressione e di pesantezza di stomaco, aumento della circonferenza addominale, ecc.). A volte le pazienti provano dolori acuti allorché il tumore si sposta per una torsione del corpo. Se si tratta di tumori che producono ormoni, il ciclo mestruale può risultare alterato oppure si osservano perdite di sangue dalla vagina dopo la menopausa.
Nell'ultimo stadio si avvertono dolori addominali diffusi e il tumore secerne liquido che si raccoglie nell'addome: la paziente ha l'aspetto di una donna incinta (idrope addominale, ascite). Poiché nella fase iniziale il tumore non provoca praticamente sintomi, esso verrà scoperto in uno stadio avanzato. Spesso, al momento della diagnosi, il tumore ha già formato delle metastasi sul peritoneo e in altri organi del bacino. I tumori maligni delle ovaie restano a lungo circoscritti alla regione addominale.
CAUSELe cause precise sono ignote.La notevole incidenza famigliare
fa presumere che vi siano all'origine, tra l'altro, dei fattori ereditari.
L'ovulazione frequente durante l'età feconda sembra far aumentare
il rischio che, invece, pare ridursi in caso di ovulazioni meno frequenti
(uso della pillola anticoncezionale e gravidanza).
Tra i fattori di rischio per il cancro dell'ovaio va considerata
l'età:
infatti, la maggior parte dei casi, si manifesta dopo la menopausa, in particolare
tra i 50 e i 69 anni. Altri fattori di rischio sono la prima mestruazione
(menarca) precoce, la menopausa tardiva e il non aver avuto figli. Ovviamente,
l'aver avuto più figli, l'allattamento al seno e l'uso a lungo termine
di contraccettivi estroprogestinici, diminuiscono il rischio di insorgenza
del tumore dell’ovaio, anzi sono fattori di protezione.
Anche per questo tipo di tumore esiste un fattore di rischio legato all’alterazioni di geni. Una percentuale tra il 7 e 10% di tutti i casi sembra sia il risultato di una alterazione genetica che si tramanda nelle generazioni. In presenza di mutazione dei geni BRCA1 e 2 può verificarsi la presenza contemporanea o in tempi diversi di carcinoma dell'ovaio e carcinoma della mammella. Nelle donne appartenenti a famiglie con alta presenza di tumore dell’ovaio o carcinoma della mammella (che, è importante sottolineare, non dà la certezza che esso si ripresenti in tutte le donne imparentate, ma solo che queste ultime hanno un rischio più elevato rispetto alla popolazione generale), può essere indicato un esame genetico per stabilire il rischio del singolo individuo. Ovviamente, se si riscontrasse una mutazione genetica, andrà impostato un programma di stretta sorveglianza.
PREVENZIONE
E DIAGNOSI PRECOCELa pillola contraccettiva, come pure varie gravidanze,
concorrono a ridurre il rischio (l'ovulazione risulta infatti inibita).
La diagnosi precoce è resa più difficile dalla posizione delle
ovaie, situate in una zona del corpo poco accessibile. Attualmente è ancora
in discussione l'utilità di visite preventive con ecografia vaginale
e l'analisi dei marcatori tumorali (rivelatori del cancro nel sangue) che
potrebbero segnalare l'eventuale presenza della malattia.
Non esistono al momento programmi di screening scientificamente affidabili per la prevenzione del tumore dell’ovaio.
DIAGNOSIIn caso di sospetto tumore maligno delle ovaie la paziente è sottoposta
ad un esame pelvico con visita ginecologica e palpazione dell’addome.
Molto utile per la diagnosi è anche l’ecografia transaddominale e ancora meglio quella transvaginale.
Da considerare come importanti per la valutazione clinica sono l'età della
paziente, le dimensioni e la consistenza delle ovaie.
Anche il dosaggio di un marcatore (il CA-125), può rivelare situazioni
tumorali ginecologiche e non ginecologiche, ma anche patologie non neoplastiche
come epatopatie croniche, pancreatite.
A oggi, l'esame pelvico, la determinazione del livello del CA-125 e l'ecografia
transvaginale offrono qualche possibilità di una diagnosi precoce del
carcinoma ovarico.
Si consiglia questo approccio ogni sei mesi a partire dall'età di 30-35
anni, a quei soggetti con cancro dell’ovaio di tipo famigliare.
TERAPIAL'asportazione chirurgica del tumore deve essere, per quanto possibile, totale. Infatti le probabilità di guarigione sono buone per i tumori circoscritti all'ovaio e asportati chirurgicamente in modo radicale anche se, nonostante l’apparente guarigione di molte pazienti, il rischio di recidiva dopo solo pochi anni è molto elevato.
Negli stadi iniziali, quando la neoplasia è localizzata a un ovaio
o anche a tutti e due, il risultato di una terapia adeguata è soddisfacente.
Purtroppo però il tumore dell’ovaio non dà segni di sé fino
a quando non ha raggiunto dimensioni notevoli e questo influenza pesantemente
l'esito delle cure.
Il rapporto annuale 2001 della Federazione Internazionale di Ginecologia
e Ostetricia evidenzia come negli stadi iniziali, la sopravvivenza a
cinque anni è pari allo 85-90%, mentre negli stadi avanzati la sopravvivenza
a cinque anni scende al 50-30%.
In caso di tumore avanzato, dopo l'intervento, spesso viene consigliata
una chemioterapia.
La radioterapia viene oggi prescritta solo a scopo palliativo su sedi
con metastasi.