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INFO TUMORI
Tumore della mammella

Struttura del seno

Il seno ha sempre caratterizzato la figura femminile ed è un elemento di identità della donna. Tutti (donne, uomini, bambini) reagiscono in qualche modo alla vista di un seno, perché esso risveglia in loro associazioni e desideri.
La figura mostra la struttura del seno. I lobuli, nei quali viene prodotto il latte dopo il parto, sono collegati fra di loro dai dotti lattiferi che fanno affluire la secrezione lattea al capezzolo. I lobuli sono, a loro volta, raggruppati a formare la ghiandola mammaria che è protetta dal tessuto adiposo: da esso dipendono dimensioni e forma della mammella.

 INCIDENZA

Il tumore del seno colpisce 1 donna su 10. In Italia vi sono circa 32.000 nuovi casi l’anno.
È il tumore più frequente nel sesso femminile e rappresenta il 27 per cento di tutti i tumori che colpiscono le donne.

Il cancro del seno è un tumore maligno che interessa la ghiandola mammaria. Le cellule maligne si moltiplicano in modo disordinato fino a creare un tumore che attacca i tessuti sani circostanti. Questo tumore può diffondere cellule maligne in tutto il corpo: le metastasi.

 CAUSE

Vi sono diversi fattori di rischio per il cancro al seno, alcuni dei quali prevenibili.
L'età: più dell'80 per cento dei casi di tumore del seno colpisce donne sopra i 50 anni. Per contro, questa malattia è rara nelle donne di meno di 35 anni ed è eccezionale in quelle di meno di 20 anni.

La familiarità: circa il 10 per cento delle donne con tumore del seno ha più di un familiare stretto malato (soprattutto nei casi giovanili). Una donna, la cui madre o la sorella ha già avuto un cancro del seno, ha un rischio doppio rispetto a quello delle altre donne di sviluppare un cancro del seno. Se questo è il vostro caso, dovete ancor più delle altre donne, farvi controllare almeno una volta all’anno e segnalare al medico i precedenti familiari.

Vi sono anche alcuni geni che predispongono a questo tipo di tumore: sono il BRCA1 e il BRCA2. Le mutazioni di questi geni sono responsabili del 50 per cento circa delle forme ereditarie di cancro del seno e dell'ovaio. Presto dovrebbe essere possibile identificare le donne con questo rischio e seguirle in modo particolare in modo che l'eventuale cancro al seno, qualora si sviluppasse, possa essere trattato in fase precoce. Ma occorre anche pensare alle conseguenze psicologiche e sociali di questo screening che oggi non viene certo consigliato in età infantile o giovanile. Oggi, purtroppo, non sappiamo ancora modificare questi geni in modo da renderli inoffensivi.

Gli ormoni: molti studi hanno dimostrato che un uso eccessivo di estrogeni (gli ormoni femminili per eccellenza) facilitano la comparsa del cancro al seno. Per questo tutti i fattori che ne aumentano la presenza hanno un effetto negativo e viceversa (per esempio, le gravidanze, che riducono la produzione degli estrogeni da parte dell'organismo, hanno un effetto protettivo).
Anche l'obesità e il fumo rappresentano fattori di rischio.

È invece ormai acquisito che la pillola, in generale, non aumenta il rischio del cancro del seno, così come le voci che indicano come fattori di rischio eventuali colpi violenti alla mammella, o l’utilizzo di reggiseno con supporti sono pure leggende metropolitane.

 PREVENZIONE E DIAGNOSI PRECOCE



Guida all'autopalpazione

Confermato che non è possibile evitare l’insorgere di un cancro del seno, possiamo affermare che è però possibile ridurre il proprio rischio di ammalarsi, adottando un comportamento attento ed eseguendo periodicamente alcuni (pochi) esami di controllo.

Sono abitudini protettive:
l’esercizio fisico, un’alimentazione povera di grassi e ricca di vegetali (frutta e verdura, in particolare broccoli e cavoli, cipolle, tè verde e pomodori).

Anche allattare i figli aiuta a ridurre il rischio di tumore del seno, perchè l'allattamento rende la mammella più resistente a eventuali trasformazioni neoplastiche.

Indipendentemente dall'età è buona abitudine fare una visita del seno presso uno specialista almeno una volta l'anno a partire dai 30 anni di età e, dopo i 50 anni, con cadenza annuale, la mammografia, il metodo attualmente più efficace per la diagnosi precoce del tumore del seno
Nelle donne che hanno avuto una madre o una sorella malata o presentano situazioni di rischio, lo specialista consiglierà l’esame mammografico anche in età più giovane.
Un esame molto utile per esaminare il seno giovane (per il quale la mammografia non è adatta) è l’ecografia. Sarà il medico a consigliare quando effettuare questo esame.
L’autopalpazione è una tecnica che consente alla donna di individuare precocemente eventuali trasformazioni del proprio seno.

 SINTOMI

Qualsiasi cambiamento del proprio seno (dimensioni, forma, perdite dal capezzolo, ecc.) o della pelle del seno o dell’areola (osservati facilmente attraverso l’autopalpazione) deve essere riferito al medico.
Più precoce è la diagnosi del tumore del seno, migliori sono le possibilità di guarigione. Il cancro del seno si presenta spesso sottoforma di cisti che può essere spesso palpata dalla stessa paziente e visibile alla mammografia. Nella maggior parte dei casi non si tratterà di un cancro ma di una forma benigna come, ad esempio, un fibroma.

 DIAGNOSI

Il cancro del seno viene diagnosticato con la mammografia (nella donna giovane, tra i 30-45 anni, con l'aiuto anche dell'ecografia).
In presenza di noduli o formazioni sospette, viene in genere consigliata una biopsia, mediante prelievo dal nodulo di cellule che vengono poi analizzate per stabilire con certezza la natura della malattia.

 TERAPIA

Indipendentemente dallo stadio del tumore, quasi tutte le donne con un tumore del seno vengono sottoposte ad un intervento chirurgico per rimuovere i tessuti malati.
Dove possibile, si cerca di salvare il seno della donna con un intervento conservativo, con il quale si asporta tutta la parte in cui si trova la lesione. In genere si toglie un quadrante di seno (quadrantectomia), e l’intervento deve poi essere seguito da una radioterapia. Durante l'intervento possono anche essere asportati i linfonodi dell’ascella che potrebbero essere coinvolti. Oggi sempre più spesso si usa la tecnica del linfonodo sentinella, cioè si identifica il linfonodo più vicino al tumore e, se questo risulta privo di cellule tumorali all'analisi al microscopio, non si toccano gli altri, altrimenti si procede allo svuotamento del cavo ascellare.

Purtroppo, talvolta è necessario asportare più di un quadrante di seno: in questo caso si parla di mastectomia parziale o segmentale. Anche in questo caso l’intervento è seguito dalla radioterapia.
È ormai ampiamente dimostrato come, nelle forme iniziali di cancro (stadio I e II) , e nel carcinoma duttale in situ, la quadrantectomia seguita da radioterapia è altrettanto efficace dell'asportazione del seno. Le forme più avanzate di cancro vengono invece trattate con la mastectomia radicale (asportazione dell'intero seno), che prevede l'asportazione della ghiandola, dei linfonodi sotto l'ascella, di parte o di tutto il muscolo pettorale e spesso anche della pelle sovrastante.

Con la chirurgia conservativa e con le forme meno radicali di mastectomia è possibile procedere alla ricostruzione del seno nello stesso intervento di asportazione, altrimenti la plastica viene fatta in un secondo momento.
L'asportazione chirurgica del tumore, non garantisce da ricadute. Cellule microscopiche potrebbero essersi staccate dalla massa originale ed essersi sparse per il corpo. Ecco perché, alla maggior parte delle pazienti, viene proposta una terapia con farmaci anticancro in grado di eliminare quelle eventuali cellule. La chemioterapia è molto utile anche nei casi iniziali di cancro (stadio I e II), addirittura forse più che nelle forme avanzate. E’ in queste fasi che il tumore non ha potuto fare ancora molti danni e quindi il beneficio, in termini di anni di sopravvivenza, è maggiore.
La radioterapia, che dura pochi minuti e va ripetuta per cinque giorni la settimana, fino a sei settimane di seguito, può essere combinata a farmaci.

Il tumore asportato dal seno, viene mandato in laboratorio per la ricerca di alcuni recettori, in particolare dei recettori per gli estrogeni e per il progesterone, due degli ormoni femminili.
Quando il tumore risulta positivo per i recettori degli estrogeni, la paziente può utilizzare farmaci che bloccano gli estrogeni (come il tamossifene) e che riducono drasticamente le ricadute. Questi farmaci comportano però alcuni effetti collaterali dovuti all’induzione ad una menopausa su base chimica. Attualmente sono allo studio anche altri farmaci con la stessa funzione, chiamati inibitori delle aromatasi, per ora riservati alle donne che sono già in menopausa.
Il tumore viene esaminato in laboratorio anche per individuare la presenza di un recettore chiamato HER-2/neu. Se questo risulta presente in grandi quantità, il rischio per la donna di incorrere in una ricaduta è maggiore. Da qualche anno si propone, alle donne positive per questo esame, di prendere un particolare farmaco che blocca i recettori e impedisce al tumore di crescere.

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