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KILOMETRO ZERO principio realizzabile o solo di moda?
Salvaguardare la filiera corta e difendere i prodotti locali sono due principi ai quali nessuno può opporsi. Ma qual è il meccanismo e quali i vantaggi del chilometro zero?
Incontro della domanda e dell'offerta: finalmente i produttori agricoli non subiscono più i prezzi, ma li stabiliscono in prima persona, gestendo direttamente il rapporto con la clientela. Stagionalità: realizzare dei menù territoriali, significa anche rispettare la stagionalità dei prodotti e i loro cicli naturali. Rispetto ambientale: in molti sostengono che consumare i prodotti locali, consenta di risparmiare in emissioni di anidride carbonica. In realtà, chi controlla quante auto cariche di un solo chilo di fagioli Km Zero, percorrano il tragitto mercato-casa? Chi verifica che le produzioni locali emettano meno gas serra dei trasporti aerei, marittimi e su ruota? (vedi http://www.opinione.it/articolo.php?arg=3&art=86462)
Mangiare rispettando il principio del Km Zero resta comunque molto affascinante. Grande rispetto del territorio, delle produzioni locali, delle ricchezze del luogo in cui il ristoratore opera. Ma dove finisce l'essenza della contaminazione che ha reso la cucina italiana un esempio eccellente di come la tradizione e l'innovazione possano andare di pari passo? Se lo chiede anche Davide Palluda in un articolo uscito su L'Espresso Food&Wine della primavera scorsa: come è possibile conciliare il "km 0" con la voglia di internazionalità e con la contaminazione, minimo comun denominatore della cucina italiana?
E voi cosa ne pensate del chilometro zero? Avete tempo di fare la spesa rispettando questo principio? L'agricoltura locale soddisfa le vostre esigenze? |