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come tutelarsi nell'acquisto dell'olio?
Da un'intervista a Flavio Zaramella, presidente della corporazione dei mastri oleari di Milano, associazione interprofessionale di produttori ed esperti della filiera oleicola, impegnata nella diffusione della cultura dell'olio e dell'olivo, il cui obiettivo è migliorare la qualità dell'olio sul mercato, nonché favorirne una scelta consapevole da parte dei consumatori.
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Alla luce degli ultimi scandali in materia di olio, ma anche della diatriba che ha interessato l’Italia e l’Unione Europea in merito al decreto con il quale il Ministro De Castro ha introdotto l’obbligo d’indicare sull’etichetta l’origine per l’olio extravergine d’oliva (procedura considerata dal portavoce del commissario all’UE all’Agricoltura, discriminatoria rispetto agli altri Paesi europei), emerge l’esigenza di fare chiarezza sulla qualità degli extravergini serviti con quotidianità sulle tavole. È nel diritto di ogni consumatore conoscere l’origine dell’olio che consuma, soprattutto dal momento che ogni persona ha un fabbisogno di circa 13 chili di prodotto all’anno che il nostro Paese non è in grado di soddisfare, se non attraverso ingenti importazioni che, nel 2007, sono aumentate di circa il 25% (dati Coldiretti). Come può un consumatore, in questo panorama, esser certo di acquistare un olio italiano, ma soprattutto sapere riconoscere le caratteristiche che deve avere per essere considerato di qualità?
Come mai i dati statistici parlano di un calo di produzione nazionale del 15% rispetto ad un aumento degli arrivi di olio di oliva estero, proveniente da Spagna, Tunisia e Grecia? L’Italia è il primo paese importatore al mondo di olio, in quanto il suo fabbisogno è decisamente superiore rispetto al quantitativo prodotto a livello nazionale (500 mila tonnellate). Questo obbliga a colmare il deficit con l’importazione d’oli di qualità inferiore da paesi stranieri che, a differenza nostra, sono organizzati in produzioni super intensive. La maggior parte dell’extravergine italiano buono viene esportato, e questo significa che gli italiani acquistano prodotti stranieri.
Olio extravergine: quali criteri adottare per fare la scelta giusta? Perché sia di qualità, l’olio extravergine andrebbe acquistato in frantoio o in una azienda agricola: il piccolo produttore risponde personalmente del suo prodotto, e si limita ad estrarre, senza effettuare sofisticazioni. Consiglio poi di prediligere gli oli con un costo medio alto, (perché per produrre un corretto olio extravergine sono necessari costi elevati), a denominazione d’origine controllata o a indicazione geografica protetta. Provenendo da una zona di origine circoscritta, hanno una tipicità accertata, nonché una qualità verificata dagli organi di controllo, in quanto i disciplinari di produzione impongono attributi superiori rispetto a quelli imposti dalle norme di legge.
“100% italiano”. C’è da fidarsi dell’etichetta? “100% italiano”significa che l’olio è stato sottoposto al controllo diretto dell’Ispettorato Centrale del controllo per la qualità. Da legge, esso deve svolgere due volte l’anno, all’interno delle aziende produttrici di olio, un controllo sulla filiera e sulla qualità del prodotto commerciato, verificando che il produttore di olive da cui proviene l’olio, sia italiano.
Che prezzo deve avere una bottiglia di olio extravergine di oliva, perchè il consumatore possa essere certo di acquistare un buon olio? Il prezzo minimo di una bottiglia di extravergine per legge deve essere di circa 6,5€. Secondo le quotazioni della borsa, infatti, all’industria costa circa 5,60€, prezzo al quale vanno aggiunti l’iva, i costi di trasporto e altri ricarichi. Se si parla invece di un extravergine con requisiti superiori al minimo, come ad esempio la forte presenza di antiossidanti, allora il prezzo di riferimento si aggira ai 10€. Se si parla di alta qualità, il costo minimo può arrivare anche a 18€.
DAL SITO GASTRONAUTA
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