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FAQ Che cos’è il papillomavirus?
Il papillomavirus umano (HPV) è un virus a DNA capace di infettare le mucose del tratto genitale (cervice, vagina, vulva) e di causare un’ampia gamma di patologie, che vanno da forme benigne ma estremamente fastidiose – quali i condilomi anogenitali, alle lesioni cervicali e alla papillomatosi respiratoria ricorrente – fino a lesioni più gravi come il tumore della cervice uterina e altre neoplasie del tratto anogenitale. In base alla loro capacità di indurre forme benigne o di far evolvere la malattia verso lo stadio di tumore, i virus HPV - che in natura sono presenti in circa un centinaio di tipi virali, anche chiamati genotipi, - sono classificati come a basso o ad alto rischio oncogeno.
Quanto è diffusa l’infezione da HPV e chi colpisce?
L’infezione da HPV è molto frequente nella popolazione: si stima infatti che nel corso della vita il papillomavirus infetti oltre il 75% della popolazione sessualmente attiva, con un picco di prevalenza negli adolescenti e nei giovani adulti.
Come ci si contagia?
Le infezioni da HPV sono acquisite in seguito a contatti intimi, in particolare durante i rapporti sessuali, e riguardano circa l’80% delle persone sessualmente attive. Durante un rapporto sessuale in cui uno dei partner è infetto, il contatto fisico tra i genitali determina la trasmissione del virus. Il contagio è dunque favorito dalla promiscuità sessuale.
Qual è il rapporto tra HPV e tumori dell’apparato genitale?
L’HPV rappresenta la causa più importante dell’insorgere del carcinoma della cervice uterina e di vari altri tumori dell’apparato genitale. Nello specifico i tipi virali 6, 11, 16 e 18 sono responsabili dei due/terzi delle forme di malattia correlate al papillomavirus: complessivamente del 75% dei carcinomi della cervice uterina, del 70% delle lesioni precancerose del collo dell’utero (del 30-50% di quelle iniziali), del 70% dei casi di cancro della vulva e della vagina e del 90% dei condilomi genitali. In Europa si stima che ogni anno siano 650.000 le malattie genitali correlate a questi 4 tipi virali.
Quanto sono diffuse le patologie causate da HPV?
Il carcinoma del collo dell’utero, sicuramente la più grave tra le forme cliniche causate dal papillomavirus, è la seconda causa di morte, dopo il cancro della mammella, tra le donne europee di età compresa tra 15 e 44 anni e la prima nei Paesi in via di sviluppo. Ogni anno nel mondo questa forma tumorale viene diagnosticata in circa 470.000 donne di età compresa tra 15 e 44 anni, delle quali 33.500 in Europa e 3.500 solo in Italia. Quasi la metà delle donne a cui viene diagnosticata la malattia muore: sono 15.000 e 1.100 i decessi stimati rispettivamente in Europa e nel nostro Paese. Per quanto riguarda le altre forme cliniche indotte dal papillomavirus, ogni anno nel mondo sono centinaia di migliaia le donne a cui vengono diagnosticate patologie quali i condilomi genitali, le lesioni precancerose del collo dell’utero, il cancro della vulva e della vagina.
Qual è il rischio che una donna sviluppi il tumore una volta entrata in contatto con HPV?
Nella maggior parte dei casi l’infezione da HPV è transitoria e guarisce spontaneamente. Talvolta invece tali virus persistono. Se il virus infettante è ad alto rischio l’infezione può evolvere in lesione precancerosa e successivamente in cancro invasivo del collo dell’utero. In questo caso specifico il tasso di sopravvivenza a 5 anni si aggira intorno al 90%, ma si riduce al 14% in caso di malattia in fase avanzata.
L’infezione da HPV si può curare?
Oltre a essere difficile da prevenire, l’infezione da HPV - se non regredisce spontaneamente - non può essere curata. E’ tuttavia possibile intervenire chirurgicamente in presenza di lesioni cervicali o condilomi. Attualmente sono anche disponibili trattamenti per i condilomi genitali, per le lesioni precancerose e per i tumori correlati a HPV.
È possibile prevenire l’infezione da HPV?
L’astinenza sessuale sarebbe teoricamente l’unico sistema sicuro per impedire l’infezione da papillomavirus: il rischio di esposizione si riduce, infatti, limitando il numero di partner ed evitando la promiscuità sessuale. L’assenza totale di rischio, a sua volta non è assicurata dall’uso del preservativo (che non protegge completamente dall’infezione in quanto le zone colpite possono essere anche al di fuori dell’area coperta dal profilattico). A ciò si aggiunge il fatto che quasi mai è possibile sapere se il partner ha già contratto l’infezione. La vaccinazione effettuata prima dell’inizio dell’attività sessuale rappresenta pertanto il miglior strumento di prevenzione nei confronti dell’infezione da HPV.
A chi è rivolta la vaccinazione?
Il vaccino è indicato nei bambini ed adolescenti (entrambi i sessi) di età compresa tra 9 e 15 anni e nelle giovani donne di età compresa tra 16 e 26 anni.
Questo vaccino, come tutti i vaccini, non è terapeutico, cioè non cura un’eventuale lesione o infezione in corso, ma è preventivo, quindi, chi non ha mai contratto il virus, come probabilmente gli adolescenti, ne trarrà vantaggio poiché la vaccinazione potrà esprimere il massimo della sua efficacia. Proprio per questo, le autorità sanitarie statunitensi ed europee hanno raccomandato la somministrazione di prassi alle ragazze di 11-12 anni. In molti Stati, come negli USA, è raccomandata inoltre la vaccinazione di recupero - il cosiddetto “catch up” - per le donne di età compresa tra 13 e 26 anni. Cosa sta facendo l’Italia in tema di vaccinazione anti-HPV?
Nel nostro Paese il Ministero della Salute ha raccomandato una campagna di immunizzazione gratuita che è già stata avviata in alcune Regioni (Basilicata e Valle d’Aosta) e che si ipotizza sarà intrapresa in tutto il territorio nazionale a partire dal mese di gennaio del 2008. Tale iniziativa garantirà la somministrazione del vaccino a tutte le bambine dell’età di 12 anni. L’obiettivo è quello di raggiungere entro 5 anni il 95% di copertura vaccinale.
Il vaccino quadrivalente contiene “un valore aggiunto” rispetto al bivalente?
Oltre a essere totalmente efficace nei confronti dei tipi virali ad alto rischio oncogeno (16 e 18), l’aggiunta dei tipi virali 6 e 11 conferisce la capacità di prevenire la maggior parte delle lesioni precoci del collo dell’utero e la quasi totalità dei condilomi genitali. Questo rappresenta un grande beneficio per la salute dato che tali patologie si manifestano più rapidamente rispetto al cancro, anche a pochi mesi di distanza dall’esposizione al virus. Non va dimenticato che le lesioni precoci del collo dell’utero (o cervice) possono talvolta evolvere in tumore e che i condilomi genitali sono una manifestazione molto fastidiosa e spesso “ricorrente” che può avere un forte impatto sulla vita personale di uomini e donne. L’inserimento dei due tipi virali a basso rischio (6,11) potrebbe risultare importante nei confronti della papillomatosi respiratoria ricorrente, una patologia che colpisce i bambini nati con parto naturale da donne infettate da HPV. I benefici della vaccinazione quadrivalente vanno oltre la protezione nei confronti dei 4 tipi virali contenuti nel vaccino: dati recenti dimostrano una protezione aggiuntiva parziale (40%) verso lesioni CIN2/3 causate da altri 10 tipi virali oncogeni, non direttamente coperti dal vaccino, che sono responsabili del 16% di tutti i casi di cancro all’utero in Europa e del 22% nel mondo.
Sarà possibile vaccinare anche gli uomini?
L’uomo rappresenta la principale fonte di infezione da HPV per la donna. Per questo motivo è stata proposta l’estensione della vaccinazione anche alla popolazione maschile. Attualmente il vaccino quadrivalente è indicato per i ragazzi di età compresa tra 9 e 15 anni e sono in corso studi per valutarne l’efficacia nella prevenzione dei condilomi genitali e del cancro anale negli uomini tra 16 e 26 anni.
Quali sono i costi legati alla vaccinazione per il Sistema Sanitario Nazionale?
Le spese a carico del Servizio Sanitario Nazionale per patologie correlate a HPV si aggirano tra i 200 e i 230 milioni di euro all’anno. Si stima che l’immunizzazione universale sia in grado di ridurre complessivamente del 50-70% i costi relativi alla cura del cancro del collo dell’utero.
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