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All’origine un’infezione virale
Il cancro al collo dell’utero è l’unico tumore che si sviluppa da un’infezione virale, come riconosciuto dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. La causa è l’HPV (Human Papillomavirus), un virus capace di infettare le cellule della cervice, trasformandole in cellule neoplastiche.
In Europa rappresenta la seconda causa di morte, dopo il cancro alla mammella, tra le donne in età compresa tra i 15 e i 44 anni. La prima nei Paesi in via di sviluppo, dove è il tumore femminile più frequente.
L’HPV si trasmette attraverso i rapporti sessuali e il preservativo non garantisce una sicurezza al 100% perché le zone colpite dal virus possono essere fuori dall’area protetta.

Dall’HPV al tumore.
Per fortuna nella maggior parte dei casi (si stima tra il 70 e il 90%) l’infezione non lascia segni e guarisce spontaneamente nel corso di 2 anni, soprattutto grazie al nostro sistema immunitario. Quando non avviene questa guarigione, e quindi il virus rimane nel nostro organismo, possono svilupparsi le lesioni precancerose.
Questo di solito è dovuto alla persistenza di certi genotipi ad alto rischio che resistono più a lungo, e ad alcuni fattori come il fumo, che agevolano e fanno progredire l’HPV.
Tra l’infezione e l'insorgere delle lesioni precancerose di solito trascorrono anni, ma possono verificarsi anche tempi minori, ad esempio poco più di 12 mesi.
Per non correre rischi inutili insieme al pap test e ai programmi di screening, ora c’è anche il vaccino: tutti strumenti fondamentali per prevenire il cancro al collo dell’utero.





 
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